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Quando poesia e musica conversano davanti al mediterraneo in un pomeriggio newyorkese. Il debutto di Valerio Piccolo, casertano in continuo transito da Roma all’America, è una raccolta di testi la cui intensità trova sfogo nel folk, nella ritmica pulita e nella melodia policromatica dalle suggestioni pronte a scaturire. È una dichiarazione d’amore, 'Manhattan Sessions', debutto discografico per buona parte registrato a New York e prodotto su etichetta La filibusta/Goodfellas, da Mike Visceglia. È un accorato omaggio alla folksinger Suzanne Vega, della quale Piccolo traduce in musica una poesia tratta dal suo libro 'The Passionate Eye' e della quale interpreta l’ultima traccia 'In Liverpool' scritta nella primavera del 1990. É la superficie di un progetto consistente, alla cui partecipazione si contano numerosi strumentisti: oltre al basso di Visceglia, sideman della Vega, la chitarra di Marc Shulman, la batteria di Joe Bonadio e l’armonica di Gary Schreiner, ci sono gli italiani Massimo Roccaforte, chitarrista di Carmen Consoli e qui, con gli archi dei fratelli Andrea e Gionata Costa dei 'Quintorigo', per la bellissima La chiave del regno.

Il Tordo (voto ****)