VINCENT GALLO MANGIA KEBAB

(v. piccolo)

A passo lento nel Village
Occhi sbarrati contro il jet lag
Qualcuno arranca per strada
in cerca di un tavolino, di uova e caffè
La domenica mattina, è vuoto il cuore della Mela
La domenica mattina, deserto al centro di un’immensa città

E’ da una vita che sogno
un caffè lungo nel fumo dei club
Di dar boccate a quell’aria
da Folk City e da beat, quei miti di prima età
Ma mezzogiorno si avvicina, ed il mio Dylan non si vede
Mezzogiorno si avvicina, e Vincent Gallo viene a farsi un kebab

“Senti qua, ho visto entrare un certo attore proprio in quel locale là.
Ma che cosa ci fa?”
“Specialità”, mi fa il mio amico newyorchese indicandomi il kebab.
“Piace pure al mio papà.”

Sarà la globalizzazione
che cambia la gastronomia sociale
O forse la semplice passione
per carne e spezie in un pezzo, in un pezzo di pane
Ma io volevo i fricchettoni e i miei poeti americani. Però ho fame,
e non mi resta che imitare Vincent Gallo che divora il kebab.

“Ma che bontà, assaggia questa roba e dimmi se non sembra una magia.
Che sapore che ha.”
“Guarda là”, dice l’amico un po’ stupito e poi mi trascina via.
“Non cercavi la poesia?”