SUONO NELL'ARIA - Diario di un EP 3/ Track 2. Dove

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Eravamo a Reggio Calabria, al Centro Sociale Cartella, invitati dalla mia amica Francesca Tortorella a una delle serate più rocambolesche e divertenti della mia vita di cantautore. Arrivati con largo anticipo - una volta tanto - ci stavamo godendo un sound check lungo, calmo e rilassato (una vera rarità, e chi suona sa esattamente di cosa parlo), mentre davanti al palco i ragazzi del centro preparavano la cena pre-concerto.

Mi ricordo che il fido Fabio Bettini, il mio inseparabile polistrumentista, compagno di tante scene, verso la fine del sound check si avvicinò e disse: “Mi fai sentire quella roba che hai suonato l’altroieri alle prove?”. Lì per lì non capii a cosa si riferisse, poi mi venne in mente che due giorni prima gli avevo accennato il “mio nuovo pezzo”, come facevo spesso. E allora feci scattare il click del chorus con il piede, e tornai a imbracciare la mia Taylor, suonando nel silenzio della sala. All’epoca, “Dove” era solo musica. Un’idea. Un sottofondo. Un telaio. Fabio disse: “Sì, l’ho sentita l’altra volta e ho pensato: mi piace molto. Lo penso anche ora”. E io mi fido sempre, dell’orecchio e del cuore di Fabio, perché spesso arrivano dove non tutti sanno osare. Lì, probabilmente, nel profondo sud e prima di un piatto di penne all’arrabbiata “sociali”, “Dove” decise – sì, decise LEI - che sarebbe diventata una canzone.

Di lì a poco sono arrivate le parole. Che parlano. Di me, potrei dire, ma forse non solo di me. Perché ci sono persone che hanno bisogno di più vite da stipare dentro l’unica (l’unica?) che hanno a disposizione. E poi a un certo punto devono per forza di cose restringere il campo e ridurre quelle vite da dieci a due, al massimo tre.

E perché ci sono canzoni che parlano di scelte. Di un bivio. Di salti, allunghi e scatti coraggiosi. Perché a un certo punto devi eleggere una metà, una metà di te, una metà di quello che sei stato fino a quel momento. La TUA metà. E allora devi puntarci dritto, senza esitazioni. Facendoti corteggiare, e poi conquistare, dal volo.

E poi è arrivata l’unione di parole e musica, il matrimonio a volte indispensabile perché, come dice un grande paroliere casertano, “la musica, senza parole, resta zitella”. E perché, come dice un’altra Francesca, a me molto cara, questo pezzo “fa volare l’immaginazione, che è quello che dovrebbero fare le belle canzoni. O la poesia. Come diceva Mallarmé: ‘Nominare un oggetto è sopprimere tre quarti della potenza della poesia, che è fatta ella felicità di indovinare poco a poco: suggerire, ecco il sogno’. E DOVE suggerisce perfettamente, credo che si sposi con quello che ognuno di noi porta dentro, e ognuno può leggerla a modo suo…”

Ecco, forse “Dove” è proprio questo, più di ogni altra cosa. Sintetizzato in queste parole non mie. Un pezzo che chiunque può prendere – con dolcezza, con cura, come si fa con gli oggetti delicati – e posizionare nella casella giusta della propria anima. Perché dentro, sotto, un’anima c’è. E dentro ci sono anche il flauto di Fabio e i ritmi percussivi di Mauro Munzi, che ha diviso con me una fascia importante del mio percorso musicale. E, sopra tutto, a muovere i fili, la mano sapiente di Massimo Roccaforte, che orchestra e ricama come pochi sanno fare.

In realtà – e così entriamo nel gossip - nel titolo c’era anche un punto interrogativo. Ma poi una delle due Francesche mi ha ordinato seccamente di toglierlo. E io l’ho tolto, fidandomi. Magari, se volete, ce lo rimettete voi. Se proprio vi serve. Se avete bisogno di aggiungere un punto di domanda alla vostra direzione.

Però non lo dite a lei…

Stay tuned!!

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