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SUONO NELL'ARIA - Diario di un EP 4/ Track 3. L'essenza

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Dev’essere perché ho giocato tanto a pallacanestro (non ridete, è vero!). Anzi, a dirla come si deve, ho VISSUTO di pallacanestro. E, quindi, in gruppo. Insieme. Allenatori, compagni, dirigenti, allenamenti, trasferte, cene… Perché la pallacanestro è sport di squadra. E uno sport di squadra è qualcosa di completamente diverso da tutto il resto. Per carità, io vi rispetto, in un certo senso vi ammiro, voi che andate a nuotare, a correre, a tirare pallette per ore, con una racchetta, a un tipo che sta parecchio lontano da voi, al di là di una rete, aspettando che ve le rimandi indietro. Davvero, vi ammiro. Siete coraggiosi.

Ma un passaggio smarcante – l’assist – al compagno che vola a segnare i due punti decisivi, un timeout per decidere come giocare l’ultima azione, una difesa a zona (insieme, cioè), un five schiacciato dallo stesso compagno di prima che ti ringrazia così dell’assist… be’, queste sono cose che trovate solo in uno sport bello come la pallacanestro.

Ed è questo, che mi è sempre piaciuto. E che, evidentemente, mi è rimasto dentro, acquisito dal DNA. La condivisione. La condivisione del momento. Ecco. Consegnare – fisicamente o metaforicamente – la cosa (o l’emozione) a cui tieni di più al mondo in quel momento. Darla a un’altra persona, o a più persone. E dire: “pensaci tu, ora”, “mettici mano”. E quindi, in quel preciso momento, fidarsi. Ciecamente. Incondizionatamente.

Un passaggio smarcante. Da te a me, da me a te. Palloni come parole, in cerca di un anello di congiunzione. L’assist è come il trattino che metti tra il tuo cognome e il nome di un’altra persona sotto la dicitura “Testo di”, o “Parole di”. E che, nell’attimo in cui lo metti, ti lega per sempre. Alla creazione. Alla nascita. Al canestro. Alla vittoria.

Sì, lo so, stasera l’ho presa un po’ alla lontana per spiegarvi la genesi di questa canzone. Lo so. Ma il punto è che quando, nel 2009, ebbi l’idea di presentare al pubblico italiano la poesia contemporanea americana sotto forma di musica, pensai di aver avuto tutto sommato una buona intuizione, ma pensai anche che mancava ancora un nonsoché per far diventare quell’intuizione ottima, vincente. Pensai che c’era bisogno di qualcun altro. C’era bisogno di un assist, per poter segnare. E fu allora che mi venne in mente Francesca, Francesca Zanni, che seguivo artisticamente da anni. Da quando, in una delle mie primissime serate “culturali” romane, al Teatro dell'Orologio, mi aveva folgorato con il suo indimenticabile “Tango”.

Era proprio così. Mancava qualcosa, a quella intuizione. Senza la penna di Francesca non sarebbe mai nato quel piccolo gioiello di LO’VE FLY MOOD, che ha fatto innamorare grandi artisti come Neri Marcorè o i fratelli Costa. E senza LO’VE FLY MOOD, il binomio Piccolo-Zanni forse non sarebbe mai entrato, pur in punta dei piedi, nel mondo della canzone. Sì, perché fin dai primi mesi dopo LFM (questo è l’acronimo scelto da Francesca per il nostro spettacolo) sono cominciati ad arrivare nel mio inbox, con cadenza regolare, dei mucchietti di parole targati Zanni. Mucchietti che arrivavano con la dichiarata intenzione di innescare scintille musicali, e che davano immediatamente il via a un carteggio creativo che a un certo punto, dopo un po’ di andirivieni, produceva una vera e propria CANZONE, con tanto di titolo.

Molti di quei mucchietti li teniamo ancora nascosti, per tirarli fuori a tempo debito. Ma il primo l’abbiamo consegnato subito al mondo esterno.


Così è nata “L’essenza”. Da un sacchetto di parole lanciate a sorpresa, spontaneamente. Parole come pietre in riva al mare, che una risacca epistolare ha lentamente levigato, ripulito, affinato, rendendole bianche e luminose. Parole che parlano di uno spazio che non diventa mai vuoto. E di un’attesa. Dolce e pacata come il suono delle onde.

Poi sono arrivate le note della mia Taylor.

E poi è arrivato Massimo Roccaforte, a vestire parole e note di abiti minimali e densi, come si addice a un tema così semplice, eppure così intenso.

E quello che più mi piace, oggi, è che nei titoli di coda di questa canzone scorrono appena tre nomi: Francesca, Massimo, e io.

L’essenza, appunto.

Stay tuned!!

v

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