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SUONO NELL'ARIA - Diario di un EP 2/ Track 1. Suono nell'aria - Freeze Tag

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Di fatto era un’insalata greca. 
Però aveva uno o due ingredienti in più, non previsti dalla ricetta originale. E, soprattutto, le sue dimensioni erano perfettamente modellate sulle aspettative degli americani: extra-extra-extra large. Eppure ricordo che non mi feci distrarre dal ragazzo che mi stava servendo questo gigantesco piatto multicolore (oltre che multietnico, visto l'evidente processo di globalizzazione gastronomica a cui era stato sottoposto), e continuai a fissare Mike, che mi stava davanti. Il discorso si era fatto troppo interessante.

Mike Visceglia, il mio brother from another mother, il mio amico-fratello-bassista-produttore americano, mi porta sempre al diner all'angolo di casa sua – il Sunflower, gestito da greci, appunto - tra la 23esima strada e la Terza Avenue. East Village, New York. Lì mi ha raccontato gran parte della sua vita, lì mi ha fatto ridere con i suoi racconti di 30 anni e passa di carriera musicale al seguito di gente stramba e imprevedibile come John Cale o pacata e semplice come Suzanne Vega. E lì io, a volte, gli ho confidato le mie ansie da musicista che si confronta con il ritmo vertiginoso di quel favoloso contenitore che è New York.

Quindi era giusto, forse, che proprio lì, al Sunflower Diner, all’incirca un anno e mezzo fa, nascesse l'idea di un pezzo come questo.

L'unisono di un'idea arrivata al termine di una successione di frasi accavallate, uno dei due subito interrotto dalla risposta anticipata dell'altro. Il risultato di uno scintillare di suggestioni, percorse rapidamente una dopo l’altra, come dita che eseguono un azzeccato riff di chitarra. "C'è una canzone di Suzanne che mi è sempre piaciuta." "Perché non incidete un duetto?” “Pensavo di scrivere un seguito.” “Tu canti in italiano, lei in inglese.” "Prendo una sua strofa, e la faccio diventare il mio ritornello".

Ecco. In mezzo a tutte queste parole, c’è un po’ la genesi della title track del mio EP. Perché “Suono nell’aria / Freeze Tag”, che canto in duetto con Suzanne Vega, è a tutti gli effetti un sequel. Come si fa oggi con i film di successo. Se ne scrive il seguito. Il numero 2. Alla riscossa. Colpisce ancora. Un anno dopo. Solo che qui gli anni "dopo" sono 25. E quindi eccoli qua, i due personaggi che parlavano e camminavano in "Freeze Tag", uno dei pezzi più belli dell’album d’esordio di Suzanne (1985). Passeggiavano d’inverno, in un playground. Ora, in "Suono nell’aria", si ritrovano d’estate, in un altro parco, a scoprire cosa è cambiato, e cosa è rimasto intatto.

Entrare nella storia di una canzone. Nella testa di chi l’ha scritta. Per coglierne le sfumature. Uno sforzo ambizioso. Ma al tempo stesso elettrizzante. Io ci ho provato, e Suzanne ha risposto entusiasta, come sempre. E dall'idea alla realizzazione, il passo è stato tutto sommato breve. Un passo che ci ha portati in un sacco di bei posti, come ad esempio in Spagna, in uno splendido albergo che affaccia su Barceloneta dove, durante un tour di Suzanne, con un computer, un basso e una chitarra, io, Mike e Doug Yowell (il batterista, l’altro "padre" del pezzo) abbiamo messo insieme il primo demo da far sentire. Un passo che ci ha fatti entrare al Looking Glass Studios di Philip Glass, a New York, dove io, Suzanne e gli altri (incluso Marc Shulman, il chitarrista che suonava nel primo tour di Suzanne) abbiamo inciso tutte le parti del brano.

E così, piano piano, passo dopo passo, ingrediente dopo ingrediente, siamo arrivati a "Suono nell'aria / Freeze Tag". Una canzone in bilico tra Roma e New York, che vola sull'onda dell'entusiasmo di chi l'ha fatta e la fa sua. Con affetto.

Un'insalata greca di note che si appoggiano sul cuore, come fosse un pentagramma.

Stay tuned!!

v

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