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UNION SQUARE (US) TOUR 4/ New York: where amazing happens...

Lo sapevo! 

Addio Austin, addio relax!

Altro che Woodstock e i frikkettoni! E' bastato rimettere piede nella Grande Mela - dove sta per cominciare la cruciale seconda parte dello Union Square (US) Tour - per venire immediatamente travolti dai suoi ritmi vertiginosi, dalle sue irrequiete abitudini, e dalle sue uniche e imprescindibili meraviglie. Ne ha risentito perfino questo diario, rimasto in sospeso per qualche giorno di troppo.
Ma in fondo ci sta.
Il nostro - quello tra me e New York, cioè - è un amore fatto così. Si dice così, no? "Fatto così".
E come tutti gli amori fatti così, tocca prendere o lasciare.

E allora prendo.
Prendo, prendendo a prestito dalla NBA (un'altra delle mie grandi passioni, anche se proprio oggi listata a lutto per la morte del gigante buono Manute Bol: qui trovate la sua commovente storia) uno slogan che adoro: Where Amazing Happens. E lo associo alla "mia" New York, che mi ha accolto con il solito affetto e la solita, adorata frenesia. Ma soprattutto con le sue sorprese continue, con quel modo che ha di lasciarmi continuamente a bocca aperta, facendomi pensare che non farò mai in tempo a vedere tutto quello che di speciale ha da farmi vedere.

Amazing. Stupefacente.
Tre giorni e mezzo segnati da una serie di eventi quasi impossibili da racchiudere in un unico post.

Io provo a raccontarvene qualcuno. Ma ci vorrà un po' di tempo. Mettetevi comodi.

Dunque, andiamo con ordine: la prima sorpresa, per quanto annunciata, è stata prendere l'aereo da Houston verso New York e poi passare due giorni come un catanese a New York. Sì, perché per motivi affettivo-musicali mi sono ritrovato per 48 ore in mezzo alla crew che ha artisticamente scortato Carmen Consoli nel suo ritorno nella Grande Mela, concluso con un bellissimo e intenso concerto al Le Poisson Rouge. E' sempre emozionante vedere un'artista italiana intraprendere una nuova sfida. Credo sia un test impegnativo anche per una "grande" come lei (non solo per noi "piccolini"), sfidare un pubblico nuovo e di lingua diversa. E il New York Times l'ha premiata con una bella recensione. 
Con la Catania Connection c'eravamo dati appuntamento perché, come qualcuno di voi saprà, lo storico chitarrista di Carmen, Massimo Roccaforte, è colui che ha firmato con me le canzoni di LO'VE FLY MOOD, nonché pezzi a cui sono molto legato come "Dove?". Ma anche perché, come forse non tutti voi sapranno, sul palco ad assistere la Consoli c'è - da tanti anni ormai - l'ultimo acquisto della mia fida Poetry Band, quel Tommaso Galati (che vedete sulla sinistra nella foto d'apertura, insieme al suo cumpare Simone) che a Roma ha cominciato a farsi volere bene anche come musicista, per la delicatezza e la disinvoltura con cui passa dalla chitarra elettrica alla tromba. Anche se, forte delle sue precedenti esperienze, Tommaso si muoveva perfettamente a suo agio in città, mi sono goduto il lusso di scarrozzarlo tra pinte di birra , negozi di chitarre, mozzarella fingers e chiacchiere con musicisti locali. Ed è stato bello.

Subito dopo gli italiani, a sorprendermi ci ha pensato un americano DOC come Ben Greenman, il critico del New Yorker, uno dei grandi scrittori saliti a bordo di LO'VE FLY MOOD. Così come a suo tempo aveva già fatto Jonathan Lethem con il suo "Chronic City", Ben mi ha invitato a cantare un pezzo "unplugged" al suo reading di lunedì alla libreria Greenlight di Brooklyn. Sarà una nuova, splendida emozione. E una ciliegina in più con cui decorare questo tour.

Poi c'è stato il sorprendente incontro - casuale, come tante delle belle cose che succedono qui - con Roberto Romeo. Che ti racconta una di quelle storie meravigliose di cui vanno pazzi i giornali. Un italiano che suona il flauto, e che 25 anni fa vende tutto quello che ha per andare in Brasile. Prima del Brasile, però, fa tappa a New York, dove incontra (casualmente, of course) un restauratore di sassofoni che gli insegna il mestiere.
Alla fine, Roberto in Brasile non ci è mai andato. In compenso, oggi è il "riparatore" di sassofoni più richiesto della città, ha messo su un suo marchio di strumenti tutto suo e perfino una sala prove tra le più richieste dai grandi jazzisti del mondo. E in questa sala prove ha una stanzetta che custodisce gelosamente e che chiama "il museo del sassofono" (quassù, nella foto). Dentro ci sono pezzi praticamente introvabili, segnati da intarsi e decorazioni dall'incredibile bellezza, e dal valore incalcolabile. Volete sapere del sogno americano? Chiedete pure a Roberto...

E infine, a condire questi primi giorni del mio ritorno, c'è stata la cena di questa sera. Ovvero la parola surprise in una delle sue salse più imprevedibilmente speziate. 

Allora, ditemi voi dove altro trovo un proprietario/chef di uno dei migliori ristoranti giapponesi di tutta New York che, mentre cucina per me e il mio pazzo amico gourmet Carmine, mette in modalità "repeat" il cd di Union Square, riempiendomi di complimenti per le mie due canzoni? 
Sì, lo so che cosa state pensando.
State pensando "Ma quando mai in Giappone ne capiscono di musica?" Be', vi sbagliate: quest'uomo - oltre a essere un sopraffino tagliatore di materie prime da cuocere su pietra rovente (come vedete qui accanto), è anche un eccellente cultore di musica (da stasera, poi, lo è ancora di più... ovvio!). Tra una portata e l'altra, infatti, ci ha esibito orgoglioso la sua collezione di CD con cui allieta le cene dei potenti giapponesi che frequentano il suo locale. E vi assicuro che ero in buona compagnia.
Che dire di più? Addentare tonni e seppie con in sottofondo il fretless di Fabio Bettini o il flauto di John Ragusa non ha prezzo...

Quando ho salutato il mio favoloso fan-chef, con il retrogusto del sakè d'annata che si mescolava all'eco delle sue generose parole, mi sono ritrovato all'angolo tra la 55th Street e la 6th Avenue. E ho pensato di tornare a casa a piedi.

L'ho fatto per un motivo preciso. Ma ve lo racconto nel prossimo post. Perché questa è un'altra storia.

Da domani cominciano le prove per i 3 concerti che chiuderanno il tour. Prima tappa, giovedì 24 allo Zora Art Space di Brooklyn, in compagnia della splendida voce di Gio Moretti.

Stay tuned!!

v

 

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