Rispondi al commento

UNION SQUARE (US) TOUR 2/ Austin is open

 

Open. L'ho trovata.

Ho trovato la parola chiave, la sintesi perfetta, la fotografia (d'autore) di questa città a dir poco sorprendente.

Austin, Texas: un viaggio nell'America che non ti aspetti.

Ammetto che, qualche settimana fa, dopo aver capito che questa sarebbe stata la prima tappa dello Union Square (US) Tour, avevo sentito un brividino salirmi dritto dritto dall'anima. Ero contento, sì, molto contento. Ma soprattutto ero molto curioso di scoprire una realtà che tanti amici musicisti (americani e non) mi avevano descritto con stupefacente calore. Se devo dirla tutta, a me sembrava sempre un po' strano che uno di New York parlasse così, con tanta passione, di una comune cittadina del Texas. Ogni volta che la storia si ripeteva mi dicevo: ma com'è che un musicista di quella che per noi aspiranti cantautori è la Mecca della musica, un musicista di quella città che conta più palchi e palchetti di ogni altra città al mondo, un musicista che cammina in quelle strade dove giravano Bob Dylan e Joni Mitchell, si accalora così tanto quando parla di Austin? Li avevo sempre guardati con quell'aria tra lo stupito e lo scettico, con quella faccia da: "Ma come, fate musica a New York e invidiate il Texas? E allora che dovevo dire io quando vivevo a Caserta?"

Non capivo, ecco.

Ora credo di aver capito.

Open. Aperta. Austin è una città aperta.

Aperta in senso urbanistico, perché tra parchi, boschi, fiumi e laghi sembra di essere in una città senza confini, dove il verde è il colore prioritario. Si cammina, volendo, da una street all'altra, magari attraversando un grande prato. E non è una cosa proprio comune, in un centro americano che non è lontano dal milione di abitanti.

Aperta in senso artistico, perché da sempre valorizza la creatività che parte dal tessuto locale e accoglie chi cerca rifugio e ispirazione venendo dall'esterno. Tanti, tantissimi personaggi del mondo dell'arte sono - o sono stati - legati a questa città: da Wes Anderson a Ethan Hawke, passando per Janis Joplin o Stevie Ray Vaughan, che qui ha perfino una statua piantata lungo l'Auditorium Shores (l'ho vista stasera, dalla barca che mi portava in giro per il fiume a vedere i pipistrelli). 

Aperta in senso esplicitamente musicale. Da questo punto di vista, sì, è proprio come essere a New York. A ogni angolo, un locale con un palco. Con la differenza che, essendo una città dove è praticamente sempre estate, i finestroni a volte sono aperti e le note le sentite risuonare anche dalla strada. Per non parlare poi di South by Southwest, lo straordinario festival musicale (ma ormai anche cinematografico) che ogni primavera fa diventare Austin un unico, grande teatro all'aperto dove si raduna e si esibisce il meglio della musica americana (e non)

Aperta alla socialità. Perché in questo incessante caldo umido sembra esserci sempre qualcuno disposto a sorriderti e a raccontarti la sua storia. O a farti vedere le particolarità di questa città.

Un esempio è questo ragazzo, di cui ignoro il nome, che oggi si è messo in posa per farmi immortalare lo sport più assurdo che ho mai visto da quando viaggio negli States, e che qui a Austin va per la maggiore. Lo definirei un minigolf in versione frisbee. Vedete quella specie di canestro con le catenelle? Nel parco principale della città ce ne sono a decine, disposti secondo un percorso (ovviamente gratuito). Come se fossero buche da golf, numerate. Quelli col frisbee lanciano finché il disco non finisce dentro. Chi fa"canestro" avanza alla buca successiva. E così via.

Un altro esempio l'ho visto stamattina, quando Austin per una mezz'oretta mi ha fatto pensare alla Woodstock che ho sempre visto nei film e nei documentari che ne raccontano l'atmosfera. Con il mio amico chitarrista Billy Masters (che sarà con me sul palco in questa parte texana del tour), siamo andati da Jo's a fare colazione e, dopo esserci seduti all'aperto, intorno a un grande e rotondo tavolo "comunitario", abbiamo (appunto) intavolato lunghe disquisizioni con chiunque si sedesse a una di quelle sedie, passando con disinvoltura dalla musica degli anni '70 al doppiaggio dei film in Italia. Se non eravamo noi a parlare, erano gli altri a chiedere. E tutto sempre con un tono calmo, pacato, relaxed, cool... 

Insomma, sarà che non me l'aspettavo, dopo tanti anni di una New York che è sempre gentile, ma spesso va troppo di corsa per fermarsi a salutare. O sarà semplicemente che Austin è proprio un posto giusto. Se non IL posto giusto.

Al momento giusto.

Fatto sta che stanotte, a mezzanotte, sul bellissimo palco del Momo's, ho intenzione di rispondere con la stessa moneta, e con la stessa parola chiave: open. Aprirò il mio cuore, avvolgendolo poi nella mia musica, per offrirlo alla gente di Austin in questo emozionante debutto texano.

Stay tuned (and open)!!

Rispondi

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
This question is for testing whether you are a human visitor and to prevent automated spam submissions.
3 + 5 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.